“essere superati scientificamente è …. non soltanto il destino di noi tutti, ma anche il nostro scopo” (Weber)
Vi è nell’evolversi del tempo nelle società umane una continua fluttuazione secondo una spirale tra la forma e quella che Simmel definisce “vita”, nel preciso momento in cui una necessità storica nata dal processo vitale nel procedere della civiltà si struttura e consolida in una determinata “forma” si gettano già le premesse per il suo superamento con un progressivo irrigidimento nella storia della forma fino alla necessità di una sua evoluzione o implosione, ma è la stessa forma nel momento in cui si produce a pretendere una sua permanenza storica in opposizione al fluire della società (Simmel) in una perenne lotta tra forma in essere e forma in divenire, manifestazione di un perpetuo rapporto tra cambiamento e conflitto che Eraclito dispone regolato dal “Logos”.
Simmel riconosce al centro di ogni periodo storico un concetto centrale da cui si irradiano le coscienze, ma è solo nel momento in cui vi è l’incontro tra l’essere individuale e il dovere storico che si ha la perfezione di quel determinato periodo, nell’epoca attuale la mancanza di un ideale unificante fa sì che ognuno tenda a rinchiudersi nella certezza della propria specializzazione e il prorompere fuori di quello che Nietzsche chiama “incremento” e Schopenhauer “volontà” della vita porta alla sua dispersione in mille rivoli.
La razionalizzazione che l’uomo subisce nelle organizzazioni sociali moderne, tanto istituzionali che private, nell’inserirlo nel fluire della struttura economica ne condiziona fortemente la libertà che deriva dalla possibilità e capacità di auto-organizzarsi, la rottura avviene nel momento in cui le promesse che diventano anche premesse, di un miglioramento materiale e quindi spirituale vengono a mancare, interviene l’atto di rottura che ne nega le premesse e quindi le virtù su cui si fonda la norma che costituisce la trama su cui tessere i rapporti, non si tratta più dell’illegittimità che di fatto in termini negativi conferma violandoli i valori a base della norma, l’atto espressione di rapporti negativi che comunque si rifanno agli stessi valori economici tutelati dalla legge.
La razionalità da Weber individuata nel capitalismo moderno inteso come “razionalismo economico”, in cui il potere risiede nel controllo dell’apparato amministrativo teso ad una sua continua crescita, innanzitutto informativa, da elemento rivoluzionario si trasforma in puro “potere” che viene a negare la “potenza” insita nell’incremento nietzschiano quale espressione di quella che Schopenhauer definisce la volontà della vita, la “forma” nel prevalere sulla vita diventa per Weber un “destino ineludibile” conseguenza dello stretto intrecciarsi tra superiorità tecnica e disponibilità al servizio quale risultato di una contrattazione (Rossi).
Questo svuotarsi della “forma”, nell’arte percepita quale rottura degli schemi razionali ereditati dal passato, è riassorbita economicamente dando un valore finanziario all’atto di rottura, l’auto – organizzazione ammirata e imitata diviene oggetto di identificazione ludica e quindi liberatoria, per tale via riassorbita nella razionalità sistemica, l’atto originario viene volgarizzato nell’imitazione e massificato si che diventa a sua volta una “forma estetica” sconsacrata (Kandinsky).
La ciclicità si ripete tecnologicamente a livelli superiori e allo Stato, quale vecchio “Leviatano” (Hobbes), si affiancano nuove organizzazioni da cui emergono nuove regole ma la proprietà emergente, frutto della lesione dell’ordine precedente, nel suo processo di auto – organizzazione crea un nuovo ordine espressione permanente della seconda legge della termodinamica (Deacon).
Dahrendorf sottolinea che la funzione normativa è quella di stabilire e mantenere il potere determinando il modello di coesione sociale e quindi i valori su cui è fondato, questo contribuisce a determinare gli status sociali su cui si poggia l’ordine gerarchico, vi è quindi una tendenza insita al conflitto nel sistema che può arrivare nella ricerca di stabilizzazione alla somministrazione su scala industriale di psicofarmaci in un intreccio tra economia e controllo, ma il controllo totale non è del tutto confacente all’economia di mercato nella sua globalità così da dovere mantenere zone normativamente grigie.
Già alla fine dell’Ottocento tra gli ultimi anni settanta e i primi novanta vi fu un periodo di crisi passata alla storia come la “Grande Depressione”, dove una crisi sociale relativa a vecchie professioni e classi che coinvolse prevalentemente le zone agricole si sovrappose al miglioramento tecnologico e sociale delle città sede della nuova ricchezza industriale, le tensioni che si crearono, germe di futuri regimi autoritari maturati nella Grande Guerra fu, quindi anche una crisi culturale che sfociò nella mobilitazione delle masse in campi avversi, dal socialismo al nazionalismo, dal cooperativismo alla xenofobia (Stone), lo stesso viene a ripetersi attualmente con la rivoluzione informatica nella quale i tempi e lo spazio di trasferimento delle informazioni, merci e servizi si riducono rapidamente come nella seconda metà dell’Ottocento.
La tecnologia frutto della scienza permette all’utopia di trovare il nuovo mondo, ma questi è una plaga sterminata che occorre esplorare al fine di individuarne le fragilità di sistema, i punti di rottura che ne vanificano i benefici. La scoperta del nuovo mondo comporta un innamoramento nel vederne i nuovi enormi spazi che nascono, l’entusiasmo che ne deriva porta agli inevitabili probabili errori di gestione che favoriscono anche i comportamenti predatori ma le conseguenti perdite ne evidenziano le fragilità nascoste nel nuovo spazio.
Lo scontro tra il desiderio di auto-decisione e sperimentazione con la “razionalità” weberiana della società moderna e del suo mondo economico viene a riprodursi nella “rete”, così che la necessità della razionalità organizzativa coopta creando spazi finalizzati a tal fine schematizzandoli in termini economici, la necessità della persona all’auto-organizzazione proprio quale risultato dell’abbandono della “necessità” viene pertanto riassorbito strutturalmente.
Weber sottolinea nella sua teoria della politica che la “credenza nella legittimità” costituisce l’elemento distintivo del potere, una legittimità che può costituirsi anche solo come la “possibilità” che possa essere ritenuto tale (Rossi), questa stessa dinamica si ripete nella democrazia virtuale dell’Agorà in cui si ipotizza una “utopica” democrazia diretta informatica nella quale una Agorà virtuale si sostituisce alla rappresentanza diretta mediante un continuo dibattito superando in tal modo il distacco di interessi tra rappresentanti e rappresentati.
Come in tutti i nuovi mondi la democrazia virtuale si propone nell’esplosione entusiastica di tutte le sue possibilità, solo successivamente interviene la razionalizzazione delle sue applicazioni con l’individuazione dei punti di criticità, vi è quindi un’alternanza tra l’anarchia intuitiva delle infinite possibilità e la razionalizzazione del sistema nel quale ogni passaggio determina una svolta con uno scenario di biforcazione fino a che si crea il caos se non intervengono centri di influenza (attrattori).
La riduzione di una massa in termini passivi può avvenire sia in una eccessiva semplificazione che con il caos, la democrazia è tra questi due termini, vi è quindi in questo Agorà virtuale la necessità di un sovrapporsi di cerchi concentrici, a cui ad uno più esteso totalizzante comprendente emozioni collettive e logos, si sovrappone una più ristretta che funge da attrattore razionale il quale trasmette al terzo livello, più ristretto, politicamente operativo, questo attraverso una rete comunicativa sia orizzontale che verticale, al rapporto saltuario elettorato/eletto, si sovrappone un dialogo mediato, solo l’intersezione tra i due sistemi, quello rappresentativo e un’Agorà virtuale criticamente filtrata permette, l’esistere di una democrazia reale e non manipolata.
L’auto-poiesi quale riformulazione di regole di auto-organizzazione emerse da nuove forme organizzative superiori fornite di proprie identità non escludono di per se stesse la possibile manipolazione, anche nei soggetti collettivi di enunciazione la responsabilità di una leadership, resta necessaria quale coordinamento e realizzazione finale, i gruppi si costituiscono in rete e la perdita delle possibilità di una profondità del discorso favorisce la demagogia con la prevalenza di alcuni tecnicamente e finanziariamente superiori nella moltitudine, si avrà alla fine solo un rumore di fondo, il pragmatismo che sembra accompagnare la rete può a sua volta sfociare in una mancanza di programma collettivo e quindi di politiche pubbliche, creando vuoti da riempire per sottoreti espressioni di circoli, come accade già nella democrazia indiretta.
E’ stato osservato che l’accelerazione delle operazioni è in realtà un impoverimento del “tempo vissuto”, quindi una perdita qualitativa a fronte di quella quantitativa, tuttavia gli effetti di massa possono essere necessari in momenti eccezionali per situazioni eccezionali ma non possono costituire la normalità se non si vuole perdere la democrazia quale possibilità, vi è la necessità di tempo per maturare una cultura valida in cui si eviti che la massa virtuale si trasformi anziché in una comunicazione diretta in una massa di manovra.
Bibliografia
•P. Rossi, Max Weber. Una idea di Occidente, Donzelli ed. 2007;
•G. Simmel, Il conflitto della civiltà moderna, SE SRL 1999;
•W. Kandinsky, La spirituale nell’arte, SE SRL 2005;
•N. Abbagnano, Storia della filosofia, UTET 1974;
•T.W. Deacon, Natura incompleta, Le Scienze 2012;
•R. Dahrendorf, Quadrare il cerchio. Benessere economico, coesione sociale e libertà politica, Laterza 2000;
•R. Dahrendorf, Libertà attiva, Laterza, 2003;
•N. Stone, La Grande Europa 1878 – 1919, Laterza 1986;
•A. King e B. Schneider, Questioni di sopravvivenza, Mondadori 1992.